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4. L'identita' del sindacato puo' essere rilevata in vario modo. Il modo piu' diretto e' quello derivato dalla scelta del modello organizzativo, ma non perche' esso risponda ad un criterio piu' elementare: al contrario, nell'esperienza del sindacato, il modo di organizzarsi appare determinato da una serie complessa di fattori che si appoggiano su scelte ideologiche, di dottrina, di struttura economica e giuridica. In esso, in altre parole, si affaccia la realta' vivente del sindacato.
La scelta di questo punto di vista fomisce un'ampia gamma di alternative: il sindacato di mestiere (craft unionism); il sindacato industriale; il sindacato professionale o, secondo una terminologia piu' rispondente, occupational; il sindacato generale; il sindacato aziendale. Si tratta di termini a volte definiti in inglese e non sempre riconducibili con esattezza all'uso italiano.
Il sindacalismo di mestiere trae origine dall'esperienza dei paesi a piu' avanzato e antico sviluppo industrials ed e' proprio infatti dell' Inghilterra e degli Stati Uniti. Ne sono esempi, tra i piu' antichi, i sindacati che organizzarono i vari mestieri dell'industria tipografica e che furono tra gli antesignani, anche perche', a differenza di molti altri, avevano la piena padronanza dell'alfabeto eppertanto dei vari strumenti di comunicazione e di propaganda. Tra i carpenters (falegnami) americani o i vari mestieri della stampa in Inghilterra o i cappellai o i tipografi italiani si inseriva percio' una gamma amplissima ed articolata che costitui il nucleo forte della prima fase del sindacalismo, tuttora operante specie in aree di piu' radicata tradizione, come nel Regno Unito. Il sindacalismo di mestiere fa leva sulla solidarieta' di interessi quale si forma, in modo quasi naturale, nel posto di lavoro e nella collocazione sul mercato del lavoro stesso. Esso infatti, secondo la tesi sviluppata gia' nei primi decenni di riflessione teorica [Perlman, 1928], e' costruito in termini di difesa della propria posizione nel mercato ed ha come destinatari la manodopera in possesso di cognizioni e pratica di mestiere. Tipico del sindacato di mestiere e' il forte senso di appartenenza, che si esprime attraverso simboli, tradizioni e folklore in parte di antica origine - il compagnonnage - e in denominazioni come le "fratellanze" o le "logge": la stessa massoneria presenta, alle lontane origini, radici di appartenenza professionale. Da questo punto di vista, la solidarieta' sindacale, espressa in questi contenuti e con queste forme, appartiene piu' alla natura della Gemeinschaft, o della comunita', che non a quella della Gesellschaft, vale a dire dell'associazione per il perseguimento, anche transitorio, di uno scopo comune.
L'aspetto caratterizzante consiste percio' nella percezione di una comunita' partecipativa incentrata sulia autodifesa del posto di lavoro: di quella che il piu' autorevole interprete di questa realta' defini' come job consciousness [Perlman, 1928]. E' facile da intendere come, fin dalle sue origini, la job consciousness conducesse all'adozione di pratiche restrittive, in parte rilevate dalle antiche pratiche di acquisizione di un mestiere attraverso lunghi periodi di apprendistato non retribuito.
Il sindacalismo industriale risponde ad un criterio storicamente piu' avanzato nel tempo. Esso riflette su larga scala l'avvento di una forma di organizzazione del lavoro ispirata al metodo tayloristico e all'avvento della produzione di massa. E, soprattutto, il sindacalismo industriale e' quello che, aprendo la porta a tutti gli strati della manodopera, allarga le sue file al lavoro non specializzato e crea un mercato del lavoro unificato: ed e' questa, infatti, la discriminante innovative che segna anche una profonda trasformazione dell'esperienza sindacale. La produzione di massa, in altre parole, genera un sindacalismo di massa. Ma anche questa affermazione non va intesa in senso assoluto, perche' potrebbe condurre ad una sopravvalutazione del dato strutturale. Lo sviluppo del sindacalismo industriale, infatti, venne anche influenzato dalla diffusione di forme di solidarismo, in larga parte generate dalla diffusione di appartenenze politiche, prime tra tutte naturalmente di quelle di impronta socialista. Ed infatti molte organizzazioni industriali come quelle dei metallurgici o dei meccanici assumono gia presto identita' che vanno ben oltre i confini dei singoli mestieri: possono essere ricordate la IG Metall in Germania o la Fiom in Italia, o i vari esempi di amalgamation tra craft diversi in Gran Bretagna che danno vita ad un sindacalismo ad impronta classista o tendenzialmente tale.
L'affermazione dei questi centri di solidarieta' avviene in molti casi senza profonde lacerazioni, quasi come un processo naturale di espansione. Dove invece il conflitto assume caratteri tali da provocare una profonda divaricazione e' negli Stati Uniti degli anni '30. E' in questo paese infatti che il contrasto tra il piu' tradizionale modello di mestiere e quello, in larga parte innovativo, del sindacato industriale, conduce ad una vera e propria scissione, tra la vecchia American Federation of Labor, arroccata negli argini dei mestieri, e il Congress of Industrial Organizations, avvenuta nel 1935 e ricomposta venti anni dopo nella confederazione unitaria che porta appunto il nome delle due sigle (AFL-CIO) e che opera ormai in un contesto misto, dove vede anzi la prevalenza del modello piu' moderno.
Il sindacato professionale o, con terminologia di uso piu' recente, quello occupazionale e' in ultima analisi un contenitore analogo a quello del craft: solo che, in luogo dell'operaio di mestiere, organizza ceti professionali. A questa classificazione appartengono percio' i sindacati degli impiegati, solo molto raramente integrati con quelli operai - come eccezionalmente avviene in Italia - piu' frequentemente associati su base orizzontale (cosi' in Svezia o in Austria, oppure in Italia prima e durante il fascismo) o infine organizzati in simmetria con l'organizzazione operaia, ma separatamente da essa. Analoga caratteristica e' quella delle sempre piu' diffuse unioni di categoria di medio o alto livello professionale: dalle varie professioni presenti nel settore terziario, tra le quali la potente federazione francese dell'insegnamento fino alle organizzazioni "orizzontali", che attraversano tutte le aree produttive, ma limitatamente ad una o piu' specialita'. Meritano menzione, naturalmente, i sindacati dei "quadri" o quelli degli impiegati superiori o dei dirigenti o le varie organizzazioni professionali operanti nel settore pubblico o infine quelli delle categorie emergenti (piloti) o con radici tradizionali (ferrovieri di macchina). Trattasi di un campo in piena espansione che cresce in concomitanza con l'espansione del terziario, anche se a ritmi notevolmente diseguali. Va comunque tenuto presente che e' questa l'area dove l'espansione organizzativa ed il proselitismo in molti casi riescono a compensare le diminuzioni numeriche proprie dell'area piu' tradizionale.
Il sindacato generale e' in realta' un sindacato intercategoriale, che porta peraltro il segno di un'origine o una preferenza verso una o piu' categorie specifiche. Si tratta di un fenomeno tipico dei paesi anglosassoni, dove si ritrovano i teamsters americani, organizzazione tra le piu' forti, che partiva dall'area degli addetti ai trasporti su strada, ma si estese largamente nei settori terziari; e ricevette anche una cattiva fama per effetto di collusioni con la malavita, ormai peraltro del tutto recise. In Gran Bretagna, la Transport and General Workers' Union era e permane aperta ad un'ampia gamma di attivita'. E, sia pure con radici molto diverse, si puo' affermare che appartengono al modello del sindacato generate anche quelli, tipici dei paesi latini, delle Camere o delle Bourses del lavoro. E infine, sempre ragionando in termini di simmetria geometrica e sia pure con una certa forzatura, appartengono all'area del sindacalismo "generale" le confederazioni generali, conosciute pressoche' dovunque, anche se con funzioni variabili, da quelle di puro coordinamento come negli Stati Uniti e in misura maggiore nel Regno Unito, fino alle confederazioni dei paesi latini, fortemente centralizzate ma anche, a loro volta, coesistenti in una relazione di concorrenza politica o anche confessionale (Olanda). Il pluralismo sindacale, pur 'essendo foriero di profonde influenze sui contenuti e sull'azione dei sindacati, dal punto di vista della struttura organizzativa si risolve in gran parte in una riproduzione di modelli omogenei tra loro.
L'ultimo tra i modelli organizzativi qui presi in considerazione quello del sindacato aziendale. Esso ha posto nella storia dei movimenti sindacali piu' come rappresentativo di una fase di sviluppo che non di un sistema attestato. Il sindacato aziendale infatti fa la sua apparizione in momenti delta fase genetica nella storia dei vari sindacati, ma la tendenza che si afferma molto presto e' quella verso l'accorpamento in unita' operanti che passano i confini aziendali. Il consolidamento del modello puo' darsi in due direzioni alternative. La prima e' propria di una sfida antagonista al sindacato extra-aziendale, sia esso di mestiere sia industriale. E' il caso delle company unions, o sindacati "gialli", conniventi con la direzione - in una distinzione che puo' essere in effetti motto permeabile -, che ebbero uno sviluppo particolare negli Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale, tanto da indurre il legislatore, durante il New Deal, ad introdurre un divieto legale. Esso vige tuttora ed e' consolidate da un'esplicita condanna da parte delle normative internazionali sul lavoro. Diverso e' il caso della struttura sindacale aziendale esclusiva che puo' presentare radici forti come in Giappone o essere comunque indotta dalle politiche adottate da grandi imprese, segnatamente da quelle a dimensione sovranazionale, specie se operanti in siti isolati. E questo e' avvenuto in molti paesi dell'America latina, tra i quali il Brasile.
Costituisce poi un ulteriore dato di complicazione l'accavallarsi di questa struttura rappresentativa con quella, di portata di gran lunga piu' generale, delle rappresentanze elettive (v. infra). L'esistenza di un canale di rappresentanza diverso, anche se non necessariamente alternative al sindacato, appare cosi frequente da farla ritenere un dato normale [Rogers e Streeck, 1995]. Cosi' e' nella maggior parte dei paesi eurocontinentali, mentre il single channel domina piuttosto nelle aree anglosassoni, e in particolare nel Regno Unito e degli Stati Uniti. Il canale di rappresentanza diretta si forma in genere attraverso elezioni aperte a tutti e regolate per legge (Germania) oppure per via contrattuale (Italia). Talvolta la rappresentanza ha caratteri misti, elettorale e di designazione sindacale (Italia). Le ragioni di questo dualismo non sono riducibili ad una sola. Nella fase iniziale dell'esperienza sindacale, la rappresentanza diretta nacque per una esigenza di normale sviluppo. Ma a determinare la formazione della doppia rappresentanza concorse il pluralismo sindacale, con la conseguente utilita' di ritrovare nel luogo di lavoro un fatto aggregativo in grado di gestire la funzione quotidiana della rappresentanza dei lavoratori. E certamente fu lo stesso pluralismo a porre in essere un deficit di rappresentanza da parte del sindacato che venne compensato dalla rappresentanza elettiva. Nel complesso, comunque, si puo' affermare che, nei vari paesi, risulta abbastanza stabilizzato un equilibrio tra i due canali, fondato principalmente sulla devoluzione della funzione contrattuale ai sindacati e di quella di gestione alla rappresentanza diretta. L'equilibrio stesso e' risultato meglio tarato dove, come in Germania, la tradizione dei Betriebsrate, fortemente radicata fin dai tempi di Weimar, a partire dal periodo postnazista, ha tratto beneficio dalla condizione di unite' sindacale, per cui la distinzione tra i due canali e' risultata di fatto come una divisione di compiti di natura prevalentemente funzionale. A fianco di queste designazioni del sindacato come munito della normale struttura associative, si deve porre poi la rappresentanza diretta, conosciuta, nell' esperienza italiana, come consiglio di fabbrica e, oggi, come rappresentanza sindacale unitaria (rsu) che, peraltro, svolge funzioni in larga parte coincidenti con quella del sindacato in senso proprio, anche se non ne ripete la struttura e le competenze.
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