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I modelli di azione

5. I modelli di azione del sindacato sono strettamente coniugabili con i modelli di organizzazione, prima esaminati, ma assumono naturalmente identita' proprie. Tali identita' sono riconducibili a: a) i mezzi di azione diretta; b) la contrattazione; c) l'azione politica e di gruppo di pressione; d) la concertazione o scambio politico.
a) L'azione diretta e' stata fin dalle origini una delle espressioni piu' originali dell'esperienza sindacale tanto che venne posta la domanda se fossero nati prima il sindacato o l'azione diretta e, in particolare, lo sciopero [Kahn-Freund, 1954]. In effetti, lo sciopero e, con esso, le altre forme di resistenza collettiva furono e restano tuttora gli strumenti eccellenti di formazione di identita' collettive. Nel loro consolidarsi, essi diedero e tuttora danno luogo alla formazione di organizzazioni di resistenza, quali possono manifestarsi episodicamente, o in contesti di solidarismi allo stato nascente, fino a dar vita alla formazione di stabili strutture organizzative; nelle forme piu' clamorose, la formazione di organizzazioni di resistenza puo' addirittura segnare un trapasso di regime: il caso piu' clamoroso fu, nel 1980, la nascita del sindacato Solidarnosc.
La liberta' di sciopero d'altronde, oggetto dovunque di legislazioni repressive, si affermo', intorno all'incrocio tra i due secoli, come una forma espansiva dell'idea stessa di liberta', quasi un'affermazione di dovuta coerenza rispetto ai principi del liberalismo politico. Non fu peraltro una conquista facile: l'affermazione del principio si trovo' a contrastare severamente con gli interessi delle classi dominanti, per cui questa forma di liberta' dovette incontrare forti opposizioni, anche in contraddizione con gli stessi principi ispiratori del costituzionalismo liberale. Infatti, la liberta' di sciopero venne pienamente riconosciuta in Germania dopo la "grande guerra" ed incontro' dure resistenze negli Stati Uniti fino agli anni del New Deal. A sua volta, il divieto dell'azione diretta fu il primo ad occorrere, quasi con immediatezza, all'affermarsi delle dittature, di impianto fascista o comunista.
L'impiego dell'azione diretta come mezzo di pressione e' effetto della percezione di uno squilibrio sociale e, d'altronde, la stessa tipologia dell'azione diretta puo' non esaurirsi nello sciopero, anche se questo e' il mezzo piu' frequente e caratterizzante. L'azione sindacale, che talvolta scavalca lo stesso sindacato, si articola variamente: dalle varie forme dello sciopero, alcune delle quali di incerta legittimazione anche a fronte del riconoscimento giuridico del relativo diritto, fino al boicottaggio delle merci e all'occupazione del luogo di lavoro, mentre, d'altro canto, la parte antagonista dispone di un mezzo che puo' essere di attacco o di difesa e questo e' la serrata, non ammessa da tutti gli ordinamenti. In ogni caso, anche in quest'ultimo, l'azione e' collettiva: persino nel caso della serrata del singolo imprenditore, essa e' collettiva dal lato della controparte.
b) Strumento ancor piu' tipico dell'esperienza sindacale e' comunque il contratto collettivo. Sia pure con estensione e profondita' variabili, l'impiego di tale strumento presenta un carattere pressoche' universale; ed anzi, anche nei regimi esclusi dall'area delle liberta' sindacali, vi compare quasi sempre un riconoscimento del contratto collettivo, se non altro come strumento di decentramento della normazione statale. Il contratto collettivo, che puo' essere regolato in modo piu' o meno intenso dalla legge - tra le rare eccezioni, il Regno Unito e, in parte, I'Italia [Giugni, 1986] - viene stipulato normalmente tra sindacati e imprenditori, singoli o associati, e presenta, a sua volta, una tipologia molto varia, fortemente condizionata dalle esperienze nazionali, risultando rarissimo l'impiego di tale strumento sul piano sovranazionale [Trattato di Maastricht, 1992]. L'ampiezza e la pentrazione capillare del fenomeno e' ormai tale che esso puo' essere qualificato come una delle strutture portanti delle costituzioni materiali, mentre il porsi di esso in modi reiterati e a cadenze prevedibili rende plausibile la costruzione a "sistema" [Dunlop, 1958].
I contratti si distinguono anzitutto per materie trattate, per aree di riferimento, per livelli e per gli effetti. Riguardo alle materie, va ricordato che il fenomeno contrattuale pone le sue radici, fin dagli inizi, nel salario, strettamente collegato a sua volta con l'orario e la durata del lavoro: lo stesso nome del contratto collettivo si afferma, in successione a designazioni (concordato di tariffa, Tarifvertrag, wage agreement) riferite soprattutto al salario. In seguito, i contratti assumono gradatamente contenuti sempre piu' complessi, fino a configurarsi come veri e propri codici di categoria. Ad essi si aggiungono clausole dirette a regolare le relazioni tra le parti (clausole di pace, procedure per la contrattazione, strutture collaborative di vario tipo), il cui sviluppo, accentuatosi negli ultimi tempi, ha contribuito a configurare la contrattazione come una organizzazione dei rapporti sociali di natura particolarmente complessa.
Le aree di riferimento o di copertura, indicate anche come "unita' contrattuali", a loro volta, riflettono in larga misura il modello organizzativo del sindacato (v. § 4). Al sindacato di mestiere o occupazionale corrisponde il contratto di mestiere, anche se frequente e' la combinazione di piu' unita' che trattano congiuntamente. Il sindacato industriale genera naturalmente il contratto di unita' industriale che, peraltro, puo' coesistere con unita' di mestiere o occupazionali minori: cosi' avviene, per esempio, nelle ferrovie italiane. I livelli di contrattazione, a loro volta, vengono identificati in relazione territorials oppure, ed e' un aspetto di particolare importanza nella struttura del sistema, in relazione alla natura dell'unita' organizzativa (impresa o azienda) o a divisioni di essa.
La distribuzione delle competenze in ragione dei livelli e' uno degli aspetti pia caratterizzanti per i vari sistemi nazionali: contrattazione nazionale, territoriale, aziendale, di reparto possono escludersi l'una con l'altra o combinarsi ed integrarsi reciprocamente. Quest'ultimo e' il modello prevalente in Europa, pur con tonalita' molto diverse, mentre negli Stati Uniti ha sempre prevalso ii modello aziendale.
Quanto infine agli effetti del contratto collettivo, essi si collocano nell'intricato quadro della discipline legale. La linea di tendenza che risulterebbe prevalere, secondo quest'ultima, sarebbe quella dell'efficacia aperta alle sole imprese e lavoratori aderenti alle organizzazioni stipulanti, ma e' non meno frequente la generalizzazione degli effetti con adeguati meccanismi giuridici (quali la recezione in legge o equivalente). Nella logica propria delle relazioni sindacali, infatti, la rete di solidarieta' naturale che si stringe intorno ai lavoratori induce tendenzialmente ad un'applicazione generate.
c) L'azione politica e il gruppo di pressione. Fin dalle origini il movimento sindacale si e' trovato coinvolto, in via diretta o in via indiretta, nell'agone politico. La lotta per l'esistenza e il riconoscimento legale, e quella per il suffragio universale, condussero a forme di convergenza o di affiancamento, anche quando non erano il prodotto di una predeterminata e permanente scelta politica. La famosa sentenza sul caso Taff Vale del 1901 spinse le Trade Unions a darsi una rappresentanza nel parlamento, dalla quale, poco piu' tardi, sarebbe nato il Labour Party. Nell'insieme, i modelli di comportamento del sindacato in rapporto all'azione politica si assestarono su quattro schemi, limitando la menzione, naturalmente, ai soli paesi con regimi di liberta' sindacale: 1) il modello del business unionism o, come viene con ampia approssimazione definito, tradeunionista. Esso - l'esempio piu' importante viene dagli Stati Uniti - esclude totalmente il rapporto organico con i partiti politici, adottando il criterio di alleanze elettorali mobili, anche se orientate, sebbene con fasi alterne a favore del partito democratico. Il rincipio e': reward your friends, punish your enemies. 2) Il modello laburista, formatosi in modo empirico, come si riferiva, in Gran Bretagna, ma diffuso, anche se con notevoli varianti, nei paesi del Commonwealth. Tuttavia, specie nel paese di origine, il modello si compatto' fino ad una integrazione organica del sindacato nel partito, che solo negli ultimi anni ha cominciato a rendersi piu' elastica. 3) Sensibilmente diverso, invece, appare il modello di rapporti tra sindacato e partiti "di classe", in origine di forte integrazione, ma poi attenuato fino a che, nel 1907, il partito socialdemocratico tedesco, allora un vero e proprio partito guida, proclamo' l'eguaglianza dei diritti tra partito, operante sul piano politico, e sindacato, soggetto proprio della cd. azione economica. La dottrina leninista della "cinghia di trasmissione" introdusse una forte alterazione di tale divisione di compiti, ma essa venne gradatamente abbandonata anche dai maggiori partiti comunisti operanti nell'Occidente ed in particolare da quello italiano. La condizione di pluralismo sindacale, dove si affermo', a sua volta rifiuto' il rapporto di stabile alleanza tra partito socialista e sindacato, ma nello stesso tempo indusse alla formazione di collateralismi con altri partiti e in particolare con quelli di ispirazione cristiana. 4) Una semplice menzione e' sufficiente per il sindacalismo rivoluzionario che ebbe una grande influenza soprattutto nei paesi mediterranei, ma che appare ormai pressoche' scomparsa. In sede dottrinale, il sindacalismo rivoluzionario trasse ispirazione soprattutto dall'opera di Georges Sorel [1906] e da una nutrita dottrina, fiorita soprattutto all'inizio del XX secolo, ma notevole fu la sua influenza nelle lotte operaie e nel mondo agricolo. Essa tendeva naturalmente a privilegiare il conflitto e, quanto meno nelle sue forme piu' coerenti, ad impedire od ostacolare la composizione dello stesso, ritenendo l'azione del sindacato medesimo come una preparazione rivoluzionaria, che lo stesso Sorel teorizzo' nell'idea, a sfondo utopistico, dello sciopero generate.
L'azione come gruppo di pressione si svolge soprattutto nei confronti degli organi pubblici, locali o nazionali e ormai, in misura considerevole, nei confronti delle organizzazioni intemazionali, ma specialmente di quelle comunitarie. L'intervento del sindacato come lobby riveste una particolare incidenza in quanto sostituisce il ruolo che altrove e' proprio dei partiti fiancheggiatori.
d) La concertazione o scambio politico verra' descritta in seguito (v. § 6). Essa ha trovato un'applicazione sistematica in paesi minori, come I'Austria e, in modo meno sistematico, in Spagna e in Italia. E' evidente che la strategia della concertazione assume il sindacato al piu' alto livello di partecipazione alle decisioni politiche e, proprio per tale natura, presenta un volto bivalente, potendo anche apparire come una chiamata di corresponsabilita' a cui non sempre il sindacato, o parte di esso, o i suoi nuclei piu' militanti appaiono o sono apparsi disponibili.

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