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I modelli di sindacalismo

3. Adottando ora una prospettiva strutturale sincronica, il sindacato ci appare costruito su tre modelli, di cui il secondo e' il piu' ricorrente.
1) Il modello di antagonismo al sistema, il piu' frequente alle origini, oggi costretto in un'area molto ridotta in Europa, ancor ricorrente nei paesi in via di sviluppo. L'orientamento teso ad accettare il sistema dell'economia capitalistica e' gia' presente fin dalle origini nell'ambito americano e, nei comportamenti, in quello britannico e in genere nei paesi ad alta industrializzazione, anche se associate con spinte ideali verso alternative di sistema. Lo stesso antagonismo ideale, d'altronde, si stempera via via in una prassi compositiva dominata dalla contrattazione e, di pari passo, in un riformismo politico che conduce all'accettazione anche formale dell'economia di mercato. Un caso tipico, fino alla caduta del Muro di Berlino, fu quello della componente comunista del sindacalismo italiano, gradatamente ma pienamente inseritasi nella prassi compromissoria contrattuale, fino ad immedesimarsi nei valori e nella dottrina relativi, pur restando fedele, nei principi, all'obiettivo finale della "fuoriuscita dal capitatismo" [Proposta di progetto a medio termine del Pci, 1977]. Tale sdoppiamento dei fini, quelli immediati e quelli finalistici, emerge via via, ancorche' in modo meno netto, nei movimenti sindacali che, come quello francese o quello spagnolo, appaiono piu' in sintonia con le vicende del comunismo internazionale. Ma se, piu' in generate, lo sdoppiamento dei fini si presenta allo stadio iniziale della storia dei movimenti sindacali di impronta socialdemocratica o confessionale, nel lungo periodo della seconda meta' del XX secolo, l'area finalistica appare sempre piu' contenuta in un ridotto ideale, oggetto di omaggio verbale e di funzioni rituali.
Alla fine del secolo, apparirebbe sufficiente uno sguardo agli Atti della Confederazione intemazionale dei sindacati dei lavoratori - un'associazione molto composita ed anche molto poco influente sui comportamenti nazionali - per rendersi conto del fatto che il crollo del comunismo ha sgomberato l'intero campo. Le sole eccezioni sono costituite dai pochi movimenti sindacali integrati nei sopravvissuti regimi comunisti. AI contrario, l'antagonismo si mantiene elevato anche se ridotto allo stadio clandestino o quasi, dove il sistema economico e' connivente con regimi politici autoritari: ed e' quanto e' avvenuto, specie negli anni '70 e '80, nelle dittature militari sudamericane ed avviene oggi nei rigogliosi regimi repressivi asiatici.
2) Nettamente prevalente e' il modello conflittuale. Esso si esprime nella forma del conflitto di autorita' [Dahrendorf, 1959] che puo' anche contenere, come parte rispetto alla totalita' del fenomeno e della sua rappresentazione, la contestazione del sistema, anche se piu' verbale che reale. Il conflitto di autorita' e' profondamente radicato nell'esperienza relazionale della vita di lavoro. Esso puo' coinvolgere tutti i livelli: partendo dal basso, nelle sedi dove si svolgono anche le piu' elementari forme di vita di relazione da cui possono nascere forme capillari di resistenza, spontanea ovvero organizzata; muovendosi oltre, in localizzazione ai vari livelli dell'organizzazione produttiva e, in estensione orizzontale, nelle comunita territoriali, fino alla sede statuale. Sotto tale aspetto potra', in contraddizione solo apparente, porsi all'origine di forme di cogestione o concertazione, ciascuna al proprio livello, fondate peraltro sulla potenzialita', anche se non sull'attualita' o effettivita' del conflitto.
3) Una terza prospettiva, ma forse e in prevalente misura allo stato ipotetico, e' quella partecipativa. Essa ha consolidate radici, ma quasi integralmente di origine ideologica, derivate da influenze confessionali. Inoltre, puo' presentare coincidenze o sovrapposizioni con le ideologie della collaborazione di classe e con l'esperienza di esse nell'ambito degli stati corporativi, dove tuttavia la realta' conflittuale esisteva allo stato latente o negli interstizi delle strutture formali pur costruite sul principio collaborative.
Il sindacalismo partecipativo e' invece un fenomeno tardo-industriale. La tipologia dell'organizzazione del lavoro, superato o ridotto a ristretto ambito il modello tayloristico [Piore e Sabel, 1984], suggerisce politiche mirate all'integrazione collaborative, che attenua l'antagonismo conflittuale facendo emergere invece aree di contatto sociale (lavoro di gruppo, dissoluzione della gerarchia, perseguimento della "qualita' totale": V. Barenberg, 1994) e/o di convergenza di interessi (salario collegato a produttivita' o redditivita', superamento del salario, partecipazione agli utili o al capitale: v. Weitzman, 1984).

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