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In Provincia di Torino 15.000 persone malate croniche non autosufficienti e le loro famiglie sono lasciate sole! Restano in lista d’attesa per un letto in strutture per anziani o per un sostegno domiciliare.
A Torino città sono 8.500 in lista di attesa (circa 2000 necessitano di posti letto e circa 6500 di un sostegno domiciliare). La Regione ha tagliato 13,9 milioni per la quota sociale. Le ASL hanno ridotto del 5% la spesa sanitaria, bloccando la presa in carico delle persone (sia per i ricoveri, che per i sostegni alla domiciliarità). Questi tagli della Regione stanno facendo regredire le conquiste sindacali e la tradizione di tutela delle persone più deboli, che da sempre il Comune di Torino ha messo in campo.
Quanto costa alle famiglie il diritto negato delle cure in residenza o a domicilio? Da 1500 a 3000 € al mese.
Quel diritto si chiama L.E.A. (Livello Essenziale di Assistenza) previsto da leggi nazionali e regionali, che la Regione Piemonte disattende!
A ciò si aggiunge la beffa dell’INVALIDITA’ CIVILE.Sono cambiate le procedure,le responsabilità rimbalzano tra INPS e ASL, mentre le pratiche non vengono evase da un anno . Così, nemmeno l’indennità di accompagnamento di 487,39 € al mese arriva alle persone non autosufficienti e alle famiglie, per dar loro un sollievo.
Alla Regione: -il raggiungimento di almeno il 2% (sugli ultra 65enni) di posti letto in RSA/RAF (sono le strutture per anziani non autosufficienti) e il 2% di sostegni domiciliari;
Al Governo: il ripristino del fondo nazionale per la non autosufficienza con forti risorse.
Ai Comuni: di fare la loro parte, non riducendo la spesa sociale e per tutelare la salute dei cittadini, pretendendo anche dalle ASL comportamenti coerenti all’obiettivo e continuità delle cure.
All’INPS: di rispondere immediatamente alle migliaia di richieste di invalidità civile.
Ne vogliamo raccogliere centinaia di migliaia, per portarle al Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota. Ci rivolgiamo a tutte/i, ai giovani e meno giovani, ai lavoratori,ricordando che più servizi vuol dire più occupazione e perché il coinvolgimento della società civile fa più forte la nostra lotta.
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