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13/05/2009
Un presidio di protesta contro un provvedimento razzista, fondato sulla disinformazione e da utilizzare esclusivamente a fini elettorali. È questa la motivazione che ha portato oggi numerose persone al sit-in organizzato a Montecitorio dalla CGIL, insieme a diverse associazioni di solidarietà sociale e a partiti della sinistra, in occasione della votazione alla Camera - con voto di fiducia - del disegno di legge sulla sicurezza. Una protesta che non si ferma a Roma ma che ha diramazioni in tutta Italia: in contemporanea, infatti, si sono svolte manifestazioni sotto diverse Prefetture del paese.
“In Parlamento si vota un provvedimento che il governo enfatizza come una grande conquista, pensando così di raccogliere un consenso popolare, in questo caso fondato sulla disinformazione, da usare a fini propagandistici durante la campagna elettorale”, ha evidenziato dal presidio il responsabile dell’ufficio immigrazione della CGIL Nazionale, Pietro Soldini. E infatti, oltre le deprecabili e vessatorie norme nei confronti dei migranti, oltre i recenti atti del governo, con la deportazione in Libia di centinaia di immigrati senza alcun rispetto delle norme internazionali sul diritto di asilo e di tutela dei minori, Soldini denuncia l’uso distorto dell’informazione: “Su questo tema è stata prodotta una disinformazione senza precedenti: si è prima insistito sul fatto che il provvedimento dovesse contrastare l’immigrazione clandestina, poi dalle sortite del premier è emerso che l’obiettivo di contrasto è la società multietnica”. Il che vuol dire, ha spiegato il dirigente sindacale, “negare non solo il futuro ma lo stesso presente della nostra società: tra il 2007 e il 2008 sono nati oltre 100mila bambini da coppie di immigrati”.
Soldini ha puntato, inoltre, il dito contro la propaganda intorno ai rifugiati, e lo ha fatto con il conforto dei numeri: “Vogliono farci credere che siamo invasi da rifugiati quando in Italia sono circa 38mila, contro i 100mila in Inghilterra, i 180mila in Francia, per arrivare ai 500mila in Germania”. Così come accusa l’uso strumentale “nel fare credere che l’immigrazione è legata alla criminalità” oppure quando “si citano dati sulla presenza nelle carceri di stranieri senza però, allo stesso tempo, specificare che oltre il 65% di questi è ancora in attesa di giudizio”.
Ma l’aspetto forse più deprecabile di questa vicenda è il tentativo di arruolare nella “guerra all’immigrato” intere categorie sociali. “E’ stato così per i medici, per i presidi, e addirittura con le ronde si tenta di coinvolgere una fetta notevole della cittadinanza”, ha osservato. Mentre non sono stati presi in considerazione provvedimenti che sarebbero risultati utili per contrastare fenomeni generali di illegalità: “Nessuno ha parlato della possibilità di una ‘spiata’ che sarebbe stata utile ed efficace, e cioè denunciare l’impiego in nero di lavoratori stranieri. In centinaia di migliaia - ha concluso Soldini - sono vittime di questo fenomeno che non solo rappresenta una fetta notevole tolta al prodotto interno lordo ma che, se sanata, potrebbe da una parte rappresentare una forma efficace di regolarizzazione dei fenomeni di immigrazione e, dall’altra, porterebbe ad una incisiva ed efficace azione di contrasto verso quella che è la vera criminalità”.
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