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11 settembre 2009

Ministero del Lavoro: progetto trasparenza per i servizi ispettivi

Servizi ispettivi

09/06/2009
Continua in questi giorni l’attacco del Governo al diritto dei cittadini, garantito dalla Costituzione ad avere un lavoro giusto e dignitoso nonché il riconoscimento delle relative tutele, soprattutto per quanto riguarda la salvaguardia della salute e la messa in sicurezza del proprio ambiente di lavoro.

Un’azione avviata con la legge 133/2008 attraverso la cancellazione delle norme emanate nella scorsa legislatura a protezione dei lavoratori (per impedire il lavoro nero, l’evasione contributiva, i continui incidenti nei luoghi di lavoro), e continuata con le successive disposizioni del Ministro del Lavoro volte a facilitare da parte degli ispettori l’adozione di comportamenti collaborativi e di “comprensione” verso le imprese, al posto degli “obsoleti” comportamenti “censori” che potrebbero comportare, a detta del Ministro, altro che un forte nocumento all’attività delle stesse.

Per cui niente più ispezioni su denuncia del singolo lavoratore, soprattutto se questi è già certificato dagli enti bilaterali; il contenzioso d’ora in poi dovrà essere demandato all’organo di conciliazione monocratica, con tutti i rischi che ciò potrà comportare al lavoratore nei riguardi della propria azienda allorché in prima persona sarà chiamato ad esporsi per denunciare le irregolarità perpetrate e riscontrate.

Gli ispettori quindi non andranno più a controllare le imprese a seguito di richiesta d’intervento, dovranno invece limitarsi ad effettuare accertamenti alle aziende in base ai programmi ispettivi prestabiliti già predisposti.

Programmi ispettivi per il 2009, varati dal Ministero, dei quali non si comprende affatto la ratio visto che non si è tenuto conto né degli insediamenti imprenditoriali presenti nei territori, né tantomeno del volume di irregolarità commesse negli anni precedenti che, guarda caso, sono stati di gran lunga più presenti in quelle regioni che meno di altre saranno soggette nel corso di quest’anno agli accertamenti degli ispettori.

Di conseguenza sono inevitabili dubbi e preoccupazioni riguardo allo svolgimento di una attività di vigilanza che metterà in prima fila, per numero di accertamenti, regioni come la Calabria piuttosto che la Lombardia o il Piemonte ed il Veneto. Per non parlare della Basilicata che dovrà fare più ispezioni della Liguria; oppure della Puglia i cui ispettori dovranno visitare per accertamenti più imprese dei colleghi del Lazio, della Campania e della Toscana. E’ evidente che tutto ciò, vista anche la scarsità di risorse a disposizione, ed il ristretto numero di ispettori che effettivamente svolgono l’attività di vigilanza, non consente di certo la possibilità di perseguire le finalità istituzionali del servizio, e quindi di vigilare sulle attività private controllando la congruità dei comportamenti delle imprese e di sanzionarle in caso di violazione delle disposizioni di legge.

Secondo la CGIL l’obiettivo è altro: trasformare il ruolo ed i compiti dell’ispettore, così come recita la circolare del Ministro, in una figura di “accompagnatore-consulente” dell’impresa i cui ambiti di competenza saranno, in un breve lasso di tempo, sempre più ristretti e soggetti al controllo delle controparti; soprattutto se l’ispettore non dovesse “soddisfare” le attese delle aziende.

Diversamente come spiegare il “progetto trasparenza ed uniformità dell’azione ispettiva”[http://www.cgil.it/Archivio/politiche-lavoro/LavoroSommerso/Circolare%20Ministero%20del%20Lavoro%20su%20%20trasparenza%20azione%20ispettiva.pdf] avanzato dal ministero con apposita circolare lo scorso mese di aprile in cui, in fondo all’allegato viene fornita una scheda su cui riportare l’eventuale giudizio negativo sull’operato dell’ispettore?

Al di la delle roboanti dichiarazioni che accompagnano questa circolare siamo in presenza di una operazione politica che attraverso questa disposizione intende portare a conclusione il processo di normalizzazione dell’attività ispettiva già avviato con la legge 133; un processo dalle perniciose conseguenze visto che nel frattempo il Governo sta procedendo in una sistematica opera di rivisitazione, in termini negativi per i lavoratori, delle vigenti norme riguardanti la legislazione sociale e il diritto del lavoro.

Ed è in questa ottica che va dunque vista la riduzione del numero degli accertamenti prevista dalla circolare del Ministro, che dovranno essere effettuati solo per determinate fattispecie merceologiche; il taglio degli stanziamenti destinati a questa attività. In questo modo, non “disturbando”, l’unico risultato possibile che si potrà ottenere sarà quello di privilegiare l’interesse dell’ impresa a scapito di una efficace e reale azione di controllo delle condizioni del lavoro e della salvaguardia dei diritti dei lavoratori nonché delle funzioni di garante dell’interesse pubblico intestata all’ispettore.

Questo depotenziamento della figura dell’ispettore avrà effetti immediati e devastanti soprattutto per quanto riguarda la lotta al sommerso ed alla evasione contributiva; in forte crescita in conseguenza della grave crisi economica che stiamo attraversando.

Entrando nel merito di questo progetto, a degli “interlocutori qualificati” estranei alla amministrazione (organizzazioni datoriali, consulenti del lavoro, sindacati) è data la possibilità di effettuare una non indifferente azione di controllo sul merito delle attività svolte dagli organi ispettivi e dagli ispettori del lavoro.

A questi soggetti è infatti attribuita la possibilità di segnalare ai direttori delle Direzioni provinciali del lavoro le eventuali violazioni che, a loro dire gli ispettori avrebbero commesso in base al Codice disciplinare ed alla prassi ministeriale (concetto piuttosto difficile da definire, visto che le circolari e le risposte agli interpelli su una stessa materia ad es. la liceità delle collaborazioni a progetto, variano al cambiare della maggioranza politica al governo!). Ricevuta l’indicazione il dirigente dovrà sentire il segnalante e, se ritenute valide le obiezioni poste al comportamento dell’ispettore potrà anche arrivare ad annullare in via di autotutela l’atto redatto dallo stesso, anche senza procedere ad una sua eventuale audizione (non ci sono menzioni al riguardo nella circolare!).

Qualora la risposta del dirigente non sia ritenuta soddisfacente i soggetti sopra definiti interlocutori qualificati potranno chiedere, tramite le loro organizzazioni nazionali, un riesame della segnalazione indirizzandola alle Direzioni generali dell’attività ispettiva.

E’ una situazione palesemente assurda nella quale le controparti istituzionali degli ispettori del lavoro, controparti sottoposte tra l’altro alla vigilanza dello stesso ispettorato del lavoro, hanno la facoltà di giudicare e determinare il comportamento di questi funzionari pubblici.

E’ uno stravolgimento che apre una contraddizione con la natura di ufficiale di polizia giudiziaria che l’ispettore riveste e per la quale risponde solo al Pubblico Ministero e non certo alle contro parti individuate dalla circolare.

Che dire poi dell’applicabilità del principio dell’autotutela previsto dalla Legge 241/90 e il potere dato ai Direttori provinciali delle Dpl di annullare i verbali ispettivi non in linea con le direttive del Ministro? E’ una indicazione, che introduce un forte cambiamento delle modalità previste per ricorrere agli atti degli ispettori, chiaramente illegittima perché modifica l’attuale ordinamento giuridico non tenendo conto del principio della gerarchia delle fonti.

Di conseguenza, a seguito di questa ulteriore nota del Ministero del Lavoro, oltre a mortificare e rendere inutile il lavoro, importante e qualificato, degli ispettori del lavoro, è oggi più forte il timore che se non fermato in tempo questo ennesimo tentativo di consegnare il controllo della gestione dell’intero mondo del lavoro al sistema dell’imprese tutto da domani sarà reso ancora più insicuro e deregolamentato a scapito innanzitutto dei lavoratori e poi anche delle imprese che si sono comportate correttamente.

Queste scelte che sembrano voler inverare un'idea di “complicità”, fortunatamente, visto che non è ancora stata modificata la legge, sono del tutto improponibili, perché viziate da “illegittimità”, per coloro i quali, per dovere istituzionale, devono applicare le Leggi dello Stato (anche laddove la “complicità” ha generato illegalità), garantire i diritti, svolgere una funzione terza tra capitale e lavoro.

Siamo pertanto ancora in tempo per avviare una forte iniziativa di contrasto volta ad impedire che queste disposizioni arbitrarie possano diventare senso comune.

La CGIL, insieme alla FP, per quanto la riguarda, si attiverà in tutte le sedi per impedire che ciò avvenga, a partire dai territori coinvolgendo le locali CdLT, le Categorie, i compagni e le compagne presenti nei comitati provinciali e regionali del Ministero del Lavoro, dell’INPS, dell’ INAIL, dei CLES affinché, attraverso una efficace e programmata azione delle attività ispettive in tutti i territori, con le relative risorse , l’azione di controllo e vigilanza non perda la sua efficacia; in particolare ai segretari delle CdLT spetterà il compito di predisporre e coordinare tali iniziative nonché di contrastare la realizzazione di queste disposizioni.

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