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03/09/2009
Prende avvio in questi giorni la campagna della CGIL per raccogliere entro la fine dell’anno le firme necessarie a far arrivare in Parlamento la nostra proposta di legge sul diritto all’apprendimento permanente. Il 10 settembre si terrà a Roma l’evento nazionale 'Prime firme' con Guglielmo Epifani e Tullio De Mauro, mentre il 3 settembre a Genova alle h. 21 si terrà un dibattito sull’argomento alla Festa Democratica Nazionale con Fulvio Fammoni e Mariangela Bastico. Intanto nei territori si stanno attivando iniziative analoghe.
La macchina politico-organizzativa che si sta mettendo in moto ha bisogno dell’impegno convergente di tutte le strutture, oltre alle quattro promotrici: CGIL, FLC, SPI e AUSER. Sarà un’impresa molto impegnativa, ma ne vale la pena perché l’apprendimento permanente è una risorsa strategica per futuro del paese.
L’Italia deve colmare il deficit formativo che ci divide dalle altre nazioni più evolute. I nostri livelli di istruzione sono troppo bassi: circa il 50% della popolazione tra 25 e 64 anni e il 40% della forza lavoro ha la licenza media. Abbiamo un tasso di dispersione molto alto (il 20% della fascia 20-24 è senza diploma e senza qualifica e non è inserito in alcun percorso formativo contro una media europea del 14%), solo il 6,2% degli adulti partecipa ad attività formative (media europea del 10% e obiettivo di Lisbona 12,%), solo un terzo delle imprese sopra i 10 dipendenti realizza attività formative.
Dobbiamo scongiurare il pericolo di una vera e propria emergenza alfabetica della popolazione adulta. Le indagini internazionali attestano che larga parte della popolazione (quasi 4/5) è a rischio alfabetico. L’allarme non riguarda solo l’analfabetismo in senso stretto, ma anche adulti che sono andati a scuola e tuttavia hanno competenze alfabetiche molto deboli: non sono in grado di comprendere/elaborare un testo scritto anche di modesta complessità, di padroneggiare le regole essenziali del calcolo, riconoscere e utilizzare il linguaggio iconico. Si tratta di persone incapaci di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale.
La nostra proposta di legge ha l’obiettivo di riconoscere ad ogni persona, stranieri compresi, il diritto all’apprendimento permanente e, di conseguenza, eliminare tutti gli ostacoli che impediscono oggi ai cittadini, soprattutto quelli delle fasce più deboli, di poter continuare ad apprendere per tutto il corso della loro vita. Prevede quindi la realizzazione di tutte quelle infrastrutture e di quelle iniziative che consentano ai cittadini di poter usufruire di questo diritto fondamentale. Introduce miglioramenti nelle condizioni che consentiranno ai lavoratori di accedere alla formazione continua. Più congedi e permessi retribuiti più ampi ed un’anzianità lavorativa di soli 3 anni (contro i 5 attuali) per chiedere un periodo di sospensione dal lavoro per formazione (un anno nel corso dell’intera vita lavorativa). Si prevede un monte ore annuo minimo di permessi retribuiti di 36 ore. A differenza della legge 53/00 il datore di lavoro è tenuto ad accogliere le richieste dei congedi e dei permessi. Crea tutte quelle infrastrutture e quelle misure necessarie per assicurare ai cittadini questo diritto fondamentale ad imparare sempre. Promuove la creazione di un sistema nazionale per l’apprendimento permanente definendo le regole, i percorsi di accesso e gli standard di qualità e professionalità minimi che gli operatori, pubblici o privati dovranno rispettare per essere accreditati. Garantisce la certificazione delle competenze acquisite e il riconoscimento dei crediti formativi.
Tutto questo per consentire al nostro paese di raggiungere un obiettivo ambizioso: raddoppiare in 3 anni il numero degli adulti che partecipano ad attività formative. Un obiettivo indispensabile per contrastare il declino: se non si tornerà ad investire sul capitale umano, il nostro paese, già in difficoltà prima della crisi, non tornerà a crescere. Per competere nell’economia globale il nostro sistema produttivo deve riposizionarsi su specializzazioni produttive a tecnologia avanzata e più alto valore aggiunto, migliorare la produttività e l’organizzazione del lavoro. Ciò è possibile solo facendo crescere le conoscenze e le competenze di tutte le persone che lavorano. L’innovazione, il trasferimento tecnologico crescono in quei contesti in cui le persone hanno le basi culturali, la preparazione, l’apertura mentale per accoglierle e portarle avanti. Inoltre, continuare ad imparare significa per i lavoratori rendere più sicuro il proprio posto di lavoro, per gli anziani saper scegliere ed utilizzare i servizi dl welfare, per le persone essere cittadini attivi e per tutti noi migliorare la nostra qualità della vita.
Nel manifesto per la campagna politica sosteniamo che l’apprendimento permanente è un passaporto per la democrazia perché è alla base dell’esercizio della cittadinanza attiva, indispensabile per fronteggiare la complessità sociale e per orientarsi di fronte alle nuove questioni etiche e politiche.
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