Caduta dall’alto di un lavoratore 66enne: basta sottovalutare i rischi dei lavoratori in quota

Ancora una caduta dall’alto, ancora un lavoratore anziano in un cantiere. Nel pomeriggio di ieri, in Corso Orbassano, un lavoratore di 66 anni è caduto dal solaio sul quale stava operando, posizionato a 3 metri d’altezza da terra, subendo un gravissimo infortunio. 

Non è un caso, anzi: come CGIL Torino ci chiediamo fino a quando potremo continuare a parlare di emergenza, se alle parole e all’indignazione che seguono ogni infortunio o ogni morte non fanno mai seguito interventi strutturali capaci di intervenire davvero sulle cause.

A dimostrazione del fatto che l'episodio di ieri non è un fatto isolato, a giugno 2026, in Piemonte, le denunce di infortuni sul lavoro sono state 14471, in aumento del 6,29%, di cui 27 casi mortali. Non solo: negli ultimi anni il nostro territorio è stato segnato da numerosi infortuni con dinamiche analoghe, soprattutto per chi è impiegato nei lavori svolti ad altezze considerevoli. Tanti episodi diversi, ognuno diverso dall’altro, ma con elementi comuni troppo evidenti per essere ignorati. 

“Quanto accaduto ieri è frutto di processi economici fuori controllo che portano anche persone anziane a lavorare in contesti lavorativi insicuri e pericolosi”, dichiara Sarah Pantò, Segretaria CGIL Torino. “Impieghi che richiedono lavorazioni in quota continuano, anche nel nostro territorio, a presentare rischi seri che continuano a essere spesso sottovalutati, nonostante continuino a rappresentare una delle principali cause di morte e di infortunio grave”. 

Conclude: “A questo si aggiunge una questione che non possiamo più evitare di affrontare: quella dell’età di chi continua a svolgere lavori fisicamente pesanti e pericolosi, in condizioni che richiedono capacità fisiche, attenzione e protezioni organizzative adeguate. Proprio in tal senso, ribadiamo la necessità di aumentare gli organici degli Spresal e rafforzare controlli, ispezioni e sanzioni”.