Disabilità: crollano domande e prestazioni previdenziali di invalidità e inabilità

Sulla carta si proponeva di semplificare le procedure, ma nei fatti sta mettendo a rischio l’accesso alle tutele: sono gli effetti della sperimentazione della riforma della disabilità e sono i numeri a confermarlo. Secondo l'analisi realizzata dall'Osservatorio Previdenza della CGIL, sui dati INPS relativi alla sperimentazione della riforma della disabilità, molti sono gli elementi di forte preoccupazione che il nuovo sistema di accertamento sta producendo non solo sull'invalidità civile, ma anche sulle prestazioni previdenziali di invalidità e inabilità.

I dati delle nove province coinvolte a livello nazionale nella prima fase della sperimentazione (di cui si ha un monitoraggio più lungo avendo iniziato il 1° gennaio 2025) mostrano una significativa contrazione dell'intero flusso delle prestazioni previdenziali. Tra il 2024 e il 2025 le domande pervenute diminuiscono del 13,1%, le pratiche definite del 12,9% e le prestazioni accolte del 12,1%.

Si tratta di valori nettamente peggiori rispetto a quelli registrati nelle province non interessate dalla sperimentazione e rispetto al dato nazionale. Una differenza da non sottovalutare, che richiede un approfondimento puntuale da parte dell'INPS e delle istituzioni competenti.

Particolarmente significativo è il fatto che la contrazione riguardi l'intero percorso amministrativo: diminuiscono le domande presentate, le pratiche lavorate e le prestazioni riconosciute. Un andamento preoccupante che evidenzia la difficoltà di accesso alle tutele proprio per le persone più fragili.

La riforma della disabilità è stata presentata come uno strumento di semplificazione e razionalizzazione del sistema. Tuttavia, i dati disponibili mostrano come il nuovo assetto organizzativo possa produrre effetti indiretti anche sulle prestazioni previdenziali di invalidità e inabilità, che nulla hanno a che vedere con l'assistenza e rappresentano invece diritti maturati attraverso il lavoro e la contribuzione versata.

Intanto anche su Torino, partita con la terza fase di sperimentazione il 1° Marzo 2026, i numeri delle domande di certificazione della disabilità evidenziano un forte calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I nuovi Certificati Medici Introduttivi, presentati dall’avvio della sperimentazione a fine Aprile, 2026 sono stati 6.208. Ma la stragrande maggioranza di questi, pari all’89,76% devono ancora essere autenticati, mentre i certificati finali emessi sono solo 636 pari al 10,24% sui certificati pervenuti.

Anche il ridimensionamento del ruolo dei Patronati - che da sempre svolgono una funzione fondamentale di orientamento, consulenza e tutela, aiutando i cittadini a individuare le prestazioni spettanti e ad affrontare procedure spesso complesse - ha inciso negativamente sulla capacità delle persone di accedere ai propri diritti.

Il doppio binario per gli ultrasettantenni non autosufficienti che dal 1° Giugno tornano al vecchio certificato ( e a visita alle commissioni ASL), aggiunge complicazioni a quelle già esistenti.

 

Le percentuali sopra riportate rappresentano uno scenario di forte criticità, ci cui avremmo voluto parlare con le Istituzioni competenti. Ma, nostro malgrado, non ci è stato possibile, nonostante l’INPS organizzi un convegno a Torino domani per parlare del tema. Un convegno in cui si richiama al ruolo delle parti sociali, ma senza tuttavia coinvolgere, se non come meri spettatori, le organizzazioni sindacali confederali e le rispettive articolazioni territoriali, che rappresentano quotidianamente lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati e persone con disabilità. Un’occasione mancata per discutere, dati alla mano, delle cause che hanno generato questi andamenti e per verificare se le criticità emerse siano riconducibili a difficoltà organizzative e procedurali introdotte dal nuovo sistema” dichiarano Elena Palumbo della Segreteria CGIL Torino e Lucia Centillo della Segreteria SPI Torino.