Ci sono notizie che non fanno rumore, ma che raccontano più di tante dichiarazioni ufficiali. A Frossasco, il Caseificio Pezzana 2 compie una scelta rara in questi tempi: riportare “dentro casa” ciò che per anni era stato affidato fuori, superando un modello fondato su appalti, frammentazione e disparità.
Quarantacinque lavoratrici e lavoratori oggi impiegati tramite KGROUP Srl cesseranno di essere “esterni” per diventare parte integrante dell’azienda, con gli stessi diritti e le stesse tutele delle colleghe e dei colleghi già direttamente assunti.
L’accordo, frutto di un confronto sindacale tra Filcams CGIL Torino, Flai CGIL Torino e l’impresa, mette fine a una condizione di precarietà strutturale e garantisce la piena continuità occupazionale, senza licenziamenti né perdita di reddito. Con il passaggio diretto alle dipendenze del Caseificio Pezzana 2, lavoratrici e lavoratori, fino a oggi inquadrati con il CCNL Multiservizi, saranno assunti con il CCNL Piccola e Media Industria Alimentare, mantenendo mansioni e anzianità, ma ottenendo condizioni contrattuali finalmente coerenti con il lavoro che svolgono ogni giorno nel confezionamento e nel magazzino.
“Non si tratta solo di una internalizzazione: è il riconoscimento della professionalità e dell’impegno di chi opera quotidianamente in un settore delicato come quello alimentare”, dichiarano Filomena Lamacchia e Michele Galasso della Filcams CGIL Torino. “L’obiettivo era eliminare la disparità creata dal sistema appalti e garantire pari diritti a chi lavora fianco a fianco: oggi ci siamo riusciti.”
Per la Flai CGIL Torino, che accoglierà le lavoratrici e i lavoratori nel proprio ambito di rappresentanza, l’operazione segna una vera inversione di tendenza. Come sottolinea Alessandro Stella: “Non è solo un cambio di contratto; è un cambio di destino.” Un passaggio che restituisce identità e appartenenza a chi per anni è stato considerato funzionale ma non integrante. In un territorio come quello piemontese, dove l’agroindustria è parte importante del tessuto produttivo, scelte come questa hanno un valore che supera i confini dello stabilimento: riducono la precarietà, rafforzano il lavoro stabile e contribuiscono a ricostruire comunità”.
Un risultato concreto, ottenuto lontano dai riflettori, che dimostra come il sindacato possa ancora incidere nel presente: riportando diritti dove si erano assottigliati e restituendo dignità a chi, troppo a lungo, è rimasto nell’ombra del sistema appalti.